Voci sul Duomo Vecchio,la sua torre, il suo tesoro

Voci sul Duomo Vecchio,la sua torre, il suo tesoro

Prologo

La torre del Duomo Vecchio venne costruita insieme alla Rotonda e crollò nel 1708. Poche immagini testimoniano il suo aspetto.

La più nota: miniatura su pergamena, 1588, Brescia, Archivio di stato.

brescia miniatura su pergamena 1588

La più inedita: affresco riscoperto circa dieci anni fa sull’arco santo di San Giuseppe. Attribuito a Stefano Rizzi, presunto maestro di Romanino, datato agli anni Trenta del Cinquecento.

affresco stefano rizzi

Uno splendido Cristo in mandorla domina Brescia. L’artista ha dipinto architetture della città perfettamente riconoscibili, tra cui proprio la torre del Duomo e quella del Broletto.

Quella che possiamo ammirare tutti i giorni (compatibilmente con gli orari del Duomo Vecchio): di Francesco Maffei, dipinta nel 1656, raffigura un evento del 1581. Il Maffei poteva ancora ammirare la torre e quindi questa veduta è storicamente importante oltre che significativa dal punto di vista strettamente artistico.

dipinto francesco maffei

È risaputo che la torre aveva funzione di torre campanaria e che franò su se stessa nel 1708 a causa dell’incauto intervento dell’architetto Piantavigna che realizza il nuovo ingresso alla sua base, non calcolando che forare le pareti per aprire passaggi avrebbe indebolito la struttura di una torre che aveva un’altezza stimata tra i 46 ed i 53 metri.

Si ipotizza che durante il vescovato di Berardo Maggi fu innalzata per parificarla alla torre del Pegol, alta circa 53 metri. E normalmente non si va mai oltre nella descrizione della sua storia.

La prima tesi

Della torre del nostro Duomo parla Tadej Tassini nella sua tesi di laurea che è stata poi sintetizzata in un articolo pubblicato sulla rivista Arte Medievale, della Silvana Editoriale, nel 2004. In questo articolo Tassini ipotizza che essa fosse adibita a stanza del tesoro delle Sante Croci e propone pure un’interpretazione sull’uso del deambulatorio della chiesa.

L’attuale ingresso fu aperto nel 1571, sistemato dopo il crollo del 1708 e rimaneggiato dall’architetto Arcioni negli ampi restauri del Duomo da lui condotti tra il 1881 ed il 1898. Gli originali ingressi della chiesa erano 2, posizionati ai lati della torre. I fedeli entrando da uno di essi, dovevano percorrere un corridoio sotto la torre che sfociava in un passaggio, oggi chiuso, centrale, che immetteva nella platea. Il corridoio è lungo circa 27 metri, largo 2,50 e alto 2,90. Non ha eguali, perchè anche nelle chiese dotate di nartece trasversale, le entrate sono frontali, nel Duomo Vecchio no.

Oggi il corrodoio si trova a circa 4 metri sotto il livello della strada, ma è importante ricordare che era posizionato già a 1,20 m sotto il livello della piazza dell’XI secolo. Con questo ingresso senza finestre, dotato solo di piccole feritoie, parzialmente interrato e con la possente torre in facciata, il Duomo doveva apparire fortificato.

ipotesi ricostruttiva

Ipotesi ricostruttiva: tramite delle scale si scendeva a livello degli ingressi laterali che convergevano al centro del corridorio per permettere al fedele di accedere alla platea.

La torre del Duomo era un westwerk1, letteralmente un corpo di fabbrica occidentale, tipico dell’architettura carolingia e ottoniana. Nei westwerk era presente una stanza sopraelevata, a cui si accedeva tramite scale ricavate della muratura, talvolta usata per assistere alla messa da parte di un personaggio importante, talvolta per custodire reliquie. Il fatto che vi fosse questo elemento architettonico di derivazione d’oltralpe induce a pensare che il vescovo in carica al momento provenisse da nord delle Alpi e vi sono nell’XI secolo diversi vescovi a Brescia di nomina imperiale.

Aldemanno da Liegi (1057- 1061), ottimo candidato come committente della rotonda insieme al vescovo Landolfo (1002- 1030); poi Olderico I e Arimanno. I nomi tradiscono senza dubbio la loro origine. Ad Arimanno (1087- 1116) si fa risalire l’innalzamento del tamburo e la costruzione della cupola in muratura, a sostituzione di una precedente copertura più bassa e in legno.

Sugli anni di costruzione del Duomo Vecchio il dibattito è ancora aperto. È plausibile l’ipotesi che il disastroso incendio del 1095 possa essere il motivo della ricostruzione ex novo del Duomo, che all’inizio non era coronato da una cupola emisferica ma da una copertura più bassa in legno. Comunemente la seconda fase di fabbrica con l’innalzamento del tamburo è collocata nel corso del XII secolo oppure la causa della modifica potrebbe essere stato il terribile terremoto del 1222, il quale distrusse molti edifici, sprattutto quelli in mattone e legno.

Nella nostra provincia rimane come esempio il westwerk della chiesa di Sant’Andrea a Iseo, realizzato sull’esempio della torre del nostro Duomo. Presenta una parte divisa in tre stanze adibide alla custodia e all’esposizione verso l’interno, cioè verso i fedeli, delle reliquie di San Vigilio.

La tipologia d’ingresso dà quindi l’idea dell’entrata di un luogo protetto: non si accedeva direttamente al Duomo, ma solo dopo aver camminato lungo un corridoio e questo manteneva comunque la torre inaccessibile a chi entrava.

Piantavigna fu incaricato di costruire in medio turris , cioè nel centro della torre, un nuovo ingresso, poichè il livello della strada era salito. Realizzò anche due rampe di scale che collegassero la nuova entrata con l’ambulacro. Queste scale partivano direttamente dalle pareti laterali della torre. Invece, l’ambulacro prima del Piantavigna non si inseriva direttamente nella torre. Tra di essi vi era uno spazio simile ad un nartece, diviso in tre stanze.
Al centro vi era la camera d’esposizione del tesoro, lateralmente ambienti usati dal clero per le processioni, per l’esposizione delle reliquie e per salire e scendere dalla torre. Sopra alla sala d’esposizione vi doveva quindi essere la stanza del tesoro.

Della torre non abbiamo nessuna testimonianza che ci indichi come fosse all’interno e non si menziona nessuna stanza. Il principale documento che la descrive fu redatto dopo il crollo del 1708 dall’Averoldo. Sappiamo che era quadrata con i lati lunghi circa 11 metri. Dietro la torre la parete del tamburo, cioè della struttura che racchiude la cupola, era diritta; fu arrotondata dopo il crollo, per armonizzarla con il resto della chiesa. I muri della torre non avevano finestre verso l’esterno, ma semplici e piccole feritoie. Vi era invece una finestra per l’esposizione del tesoro rivolta verso l’interno della chiesa. Dopo l’intervento del Piantavigna la finestra fu modificata ma sopravvisse. Fu l’Arcioni a cancellarne la presenza, costruendo il grande arco a tutto sesto da cui oggi ci affacciamo per ammirare l’interno del Duomo.

Il tesoro in questione è costituito dalle reliquie delle Sante Croci. Racconta la leggenda del duca Namo di Baviera che tale tesoro giunse a Brescia nel IX secolo e fu affidato in un primo tempo all’abate di San Faustino, ma, in seguito ad un tentativo di furto, passò sul finire dell’XI secolo nel Duomo Vecchio che era in costruzione. L’arrivo del tesoro delle Croci potrebbe aver spinto a concepire la chiesa come una fortezza adatta a proteggerlo. A Brescia un’altra costruzione religiosa era adibita a protezione del tesoro e si tratta di Santa Maria in Solario; inoltre, abbiamo in città anche l’esempio di una torre usata per custodire il tesoro civico, ossia la Pallata.

Dalla torre il clero raggiungeva l’ambulacro quando, dopo l’esposizione del tesoro, lo portava in processione e viceversa l’ambulacro era usato per riporre il tesoro nella torre. Era verosimilmente un percorso processionale riservato al solo clero. Se a Brescia si faceva come in Santa Maria Maggiore a Milano i custodi del tesoro lo portavano dalla stanza del tesoro al centro della chiesa per la venerazione. Ma perchè al centro della chiesa?

La seconda tesi

Nel libro Rotonde d’Italia: analisi tipologica della pianta centrale, edito nel 2008, si sottolinea che nella pianura padana le rotonde hanno di preferenza otto pilastri e coronamento a cupola, imitando l’Anastasis di Gerusalemme, distrutta nel 1009 e ricostruita poi con tre absidi esteriori alla rotonda in direzione sud- est- nord. In una piantina risalente al 1605 realizzata da Agostino Avanzi anche il nostro Duomo presenta queste absidi, poi cancellate dai restauri dell’Arcioni. Inoltre, si indica la presenza di una Truyna, ossia di una struttura marmorea posizionata probabilmente quasi al centro della platea, simile a quella che si può ammirare ancora oggi nella Rotonda del Santo Sepolcro di Bologna. La nostra Rotonda venne costruita in due fasi, come già ricordato. Nella prima è realizzata la parte bassa del tamburo con dieci monofore terragnee e copertura lignea. Poi, dopo che questa verosimilmente viene distrutta da un incendio o forse dopo aver reperito le risorse economiche adeguate, il tamburo viene 5 rialzato con la costruzione della cupola. Nella cupola sono inseriti tre oculi, orientati verso i punti cardinali.

Manca quello a ovest, ovviamente, in quanto lì vi era la torre. Facendo converge i raggi luminosi delle dieci monofore e successivamente anche quelli degli oculi, tutti questi convergono nello stesso punto quasi centrale nella platea. In questo punto doveva trovarsi un arredo liturgico importante, la truyna, ovvero la tribuna delle reliquie, in analogia a quella presente nell’Anastasis e a Bologna. L’idea del Duomo come immagine architettonica dell’Anastasis si accorda con quella di funzione di chiesa del tesoro. Poi, si sa che il Duomo Vecchio nel medioevo era usato come Santuario Pasquale2 per i riti della Settimana Santa: aveva la funzione di soddisfare l’importanza liturgica della Passione nelle forme esteriori, tipiche del Cristianesimo dell’età delle crociate: i riti della crocifissione di Gesù, della deposizione delle sante spoglie, della visitazione delle donne al sepolcro e il momento del gaudio pasquale. Un rito svolto consisteva durante il venerdì santo nella deposizione a terra della croce ricoperta poi di spine. Questi riti richiedevano spazi e architetture specializzate con precise allusioni figurative. In quali anni esatti avvenne la costruzione del Duomo Vecchio e il perchè si decise di modificare radicalmente la forma della precedente basilica che aveva comunque i suoi pregi di antichità e memorie non è chiaro.

Tuttavia, il fatto che in città fossero presenti reliquie della Croce e che queste avrebbero influenzato la costruzione della Rotonda, è plausibile. Sono in fondo molto numerosi i santuari copie dell’Anastasis realizzati in forme rotonde nell’occidente cristiano ed è credibile che a Brescia la scelta della pianta centrale fosse dovuta alla presenza in città di importanti reliquie provenienti da Gerusalemme. Perciò, i riti di cui stiamo parlando potevano includere, oltre alla teatralizzazione dei vari momenti della Settimana Santa, anche una processione che partiva dalla stanza del tesoro presente nella torre da dove le reliquie venivano prese, esposte tramite la camera d’esposizione che si affacciava sulla platea dei fedeli, e trasportate solennemente dal clero lungo il dealmbulacro fino alla tribuna marmorea. La tribuna era il luogo privilegiato della chiesa e possiamo immaginare che i fedeli vi circolassero intorno seguendo un cerchio, esattamente come avveniva per le reliquie presenti nella cripta di San Filastrio, costruita in epoca carolingia: l’arca con le reliquie erano poste al centro e la gente scorreva seguendo un percorso anulare. Ancora oggi qualcosa di simile avviene ad Assisi intorno alla tomba di San Francesco. L’architettura del Duomo facilitava questo percorso circolare. Tassini fa una ricostruzione dei riti prendendo spunto da quelli svolti a Milano nella chiesa di Santa Maria Maggiore, conosciuta come “chiesa invernale”, proprio come il nostro Duomo era la cattedrale jemale, cioè invernale. Brescia e Milano erano diocesi unite da una lunga tradizione.

Infatti, Brescia fu la prima chiesa che si staccò da Milano per costituirsi autonomamente tra III e IV secolo. Per questo motivo nei concili provinciali indetti dall’arcivescovo di Milano, l’onore di sedersi alla sua destra spettava la vescovo di Brescia. Traduzione dal Breviario liturgico di Beroldo, scritto nel XII secolo, proposta da Tassini: “Dopo esser stata venerata nella stanza del tesoro dall’arcivescovo e dal clero riunito, la Croce veniva portata dalla stanza del tesoro al centro della chiesa. Avvenuta la venerazione al centro della chiesa, i subdiaconi riportano la Croce nella stanza del tesoro. Lì giunti l’arcviescovo ed il clero riuniti le tributano nuovamente onori. Infine, i custodi del tesoro trasportano la Croce al centro della chiesa in modo che possa essere venerata dal popolo”. Dagli scritti di Beroldo appprendiamo che la stanza del tesoro si chiamava secretarium.

Vi erano poi diverse persone, dell’alto clero, adibite alla custodia e al mantenimento delle reliquie: i portinai, detti ostiarii, gli 2 Nota presente nel libro di Valentino Volta intitolato Le Sante Croci. Devozione antica dei bresciani, edito nel 2001 6 addetti alle lampade, detti cicendelarii, tutti dovevano vegliare il tesoro nel secretarium. I portinai oltre che custodire il tesoro dovevano anche occuparsi delle campane della torre. Tali figure e riti, descritti da Beroldo, possono benissimo descrivere ciò che avveniva nel Duomo Vecchio. Per immaginare la tribuna perduta del Duomo Vecchio possiamo prendere ad esempio quella presente nel Santo Sepolcro di Bologna all’interno del complesso di Santo Stefano. La chiesa esiste dal V secolo, ma venne rifatta nell’XI, secolo coincidente con la fabbrica del Duomo Vecchio. La tribuna in questo caso era usata per la custodia delle reliquie di San Petronio.

E la porticina del “Sepolcro” veniva apera una settimana all’anno dopo la celebrazione della Pasqua. Dunque, la situazione presente in Duomo Vecchio finora analizzata è la seguente: esso era usato come chiesa invernale, da Ognissanti a Pasqua, per i riti della Settimana Santa, tipici della religiosità del periodo delle crociate; aveva una torre per custodire il tesoro delle Sante Croci, costruita per quella specifica funzione; il tesoro veniva esposto nella camera d’esposizione e nella truyna. È la chiesa urbana per eccellenza, simbolo di Dio e degli uomini, i quali si riuniscono al suo interno non solo per pregare ma anche per riunioni politiche, dichiarare guerre e sottoscrivere alleanze. Il teatro romano, finchè rimase in funzione politiche, assolveva a queste funzioni nella bella stagione. Ad un certo punto tutta questa speciale ritualità cambia e il mutamento è lento, ma radicale, talmente profondo che non rimane traccia delle antiche funzioni del Duomo nei documenti scritti e nemmeno nella tradizione orale.

La terza tesi

L’inizio di questo cambiamento potrebbe collocarsi durante l’episcopato di Berardo Maggi, il quale attuò delle modifiche nella cattedrale e potrebbe, magari involontariamente, aver avviato quel processo di mutamento che portò alla defunzionalizzazione della torre e della truyna.

È risaputo che Berardo Maggi divenne vescovo nel 1275, signore della città nel 1298 e morì nel 1308. Uomo erudito e capace, fu animato da grande preoccupazione pastorale: promosse una maggiore austerità dei costumi del clero, ricostruì o restaurò edifici religiosi, li dotò di nuovi altari.
Nel 1285 per esempio, dota di un sacerdote la chiesa di Santo Stefano in castro, da molto tempo senza pastore, posita in medio lupanaris publici.

Durante il suo periodo di episcopato attuò modifiche nel Duomo Vecchio in particolare nell’area del presbiterio. Fece costruire la splendida volta a crociera costolonata e affrescata negli anni Ottanta del Duecento, in sostituzione di una precedente copertura a capanna. Anche la costruzione dell’altare che ancora oggi possiamo ammirare si fa risalire a questo periodo, anche se venne ufficialmente consacrato solo nel 1342. Il programma di Berardo prevedeva non solo l’abbellimento del presbiterio, ma anche la collocazione della sua tomba vicino all’altare che andava costruendo ed infatti per secoli riposò dietro ad esso, con l’idea che il presbiterio diventasse una sorta di cappella funeraria signorile. La forma Rotonda è particolarmente adatta fin dall’epoca romana alla funzione di mausoleo e questa idea si ricollegherebbe anche all’antica funzione di mausoleo vescovile inaugurata dal vescovo Ramperto quando traslò le reliquie di San Filastrio nella cripta del Duomo.

Quindi, Berardo dando nuova grande importanza al presbiterio potrebbe aver innescato l’attenzione verso nuove funzionalità rispetto a quelle precedenti.

Certamente altri fattori contribuirono al cambiamento.

Dopo il XII secolo nei breviari liturgici è segnalata una semplificazione dei riti, togliendo le coreografie cioè le drammatizzazioni connesse alle funzioni religiore e diminuendo i canti. La forte drammatizzazione derivava dall’uso carolingio, eredità che era arrivata insieme alla tipologia architettonica della torre in facciata.

Nel 1291 Acri ultimo baluardo cristiano in Terra Santa fu conquistato dai nemici ed il Papa proclama una crociata, invitando il clero a fare propaganda perchè tutti partecipassero.

Berardo Maggi preoccupato per la stabilità e l’ordine interno vietò ai cavalieri di Brescia di partire per la Terra Santa. Diede invece un aiuto economico e garantì l’ausilio della preghiera. Quali sono i cavalieri che Berardo tenne a Brescia?

Si tratta dei cavalieri del Tempio, meglio conosciuti come Templari. Con loro Berardo stringe subito un accordo: in cambio dell’aiuto nella caccia ad eretici e ghibellini presenti nella Bassa e in Valcamonica assicura loro il controllo della strada che da Brescia andava verso Cremona con tutte le entrate economiche derivanti dai pedaggi. Berardo muore sempre in accordo con l’Ordine, infatti sul suo monumento funebre compaiono diverse croci templari. Tuttavia, ricordiamo che dal 1307 i Templari sono condannati dal Papa e dal re di Francia e tutto ciò che ad esso è connesso viene progressivamente eliminato.

I Templari sono attestati nella nostra città dal 1150 con sicurezza ma certamente presenti da prima. Avevano la loro chiesa nella zona sud ovest della città, chiamata Santa Maria della Masione. Avevano possedimenti anche a Torbole e a Pontevico. La vendita o l’esproprio delle loro proprietà continuò lungo tutto il XIV secolo, quindi fu lenta la cancellazione dell’influenza che avevano avuto nella nostra città. E la loro influenza era stata sicuramente molto alta in quanto, per esempio, diversi cittadini lasciavano in eredità all’ordine i loro beni.

La strana totale mancanza di informazioni sulle antiche funzioni del Duomo Vecchio sembra quasi esser frutto di una damnatio memoriae e l’unica grande damnatio memoriae della cristianità è legata proprio alla disfatta dell’ordine templare. Forse, nella cancellazione dell’esistenza dell’ordine, lunga decenni, andarono perduti documenti che potevano far luce sul funzionamento del Duomo Vecchio in quei secoli lontani.

L’ipotesi è quindi che qualcosa, per motivi ancora da indagare bene, abbia spinto a far modificare l’assetto della chiesa e la sua funzione da martyrium di Cristo a chiesa “normale” e che questo cambiamento abbia avuto origine durante l’episcopato di Berardo Maggi. Per qualche motivo, forse una damnatio memoriae, non esistono documenti sulla storia del Duomo Vecchio dalla sua costruzione all’erezione del presbiterio rinascimentale.

La perdita di documentazione potrebbe esser connessa a più eventi, come la partenza di Pandolfo Malatesta che portò con sè a Fano tutti i documenti relativi al ventennio della sua signoria, e anche al sacco di Brescia del 1512, durante il quale i soldati francesi raggiunsero il Duomo.

È noto l’episodio del giovane Nicolò Fontana, che ferito alla bocca dai soldati nemici proprio nel Duomo Vecchio, diventerà il famoso Tartaglia. Quei soldati potrebbero aver trafugato anche i documenti conservati in cattedrale.
La trasformazione in chiesa “normale” si conclude quando inizia la costruzione del nuovo presbiterio e la truyna viene abbattuta senza remore. Anno 1494.

In un documento del 1494 presente nel volume 927 conservato presso l’archivio di Stato di Brescia, di cui una parte è pubblicata e tradotta nel libro Rotonde d’Italia, vi è una breve nota nella quale si indica che la tribuna ormai definita come “vecchia” doveva essere rimossa. Nello stesso periodo si stava procedendo a costruire un nuovo ampio presbiterio con le due belle cappelle laterali. Quella delle Sante Croci viene costruita a partire dal 1495. L’altare in marmo rosso venne conservato e spostato nella nuova ubicazione. Inoltre, visto che nel 1571 con l’apertura dell’ingresso di Piantavigna la divisione platea- ambulacro viene meno, si ipotizza che da tempo l’ambulacro non venisse più usato per le processioni ed il tesoro dal XVI secolo è documentato appunto nella cappella delle Sante Croci a nord del nuovo presbiterio di Bernardino da Martinengo.

Nel 1520 sorgerà anche la Compagnia delle Sante Croci che da allora custodisce il Tesoro delle cattedrali. Dall’intervento del Piantavigna i documenti sono numerosi.

Rimane invece un certo mistero su come fosse esattamente e su come venisse usato il Duomo Vecchio nei suoi primissimi secoli di vita. Le tesi qui esposte, unite tra loro, vogliono essere una proposta d’interpretazione, ma nuovi studi dovranno essere condotti per completarne la storia.

Ciò che rimane oggi sono le antiche scale che portavano alla torre del tesoro miseramente crollata di notte e dimenticata senza rispetto. Quelle scale sono state il punto di partenza degli studi proposti e gettano luce su un passato lontano. Esse verreno riscoperte dell’architetto Arcioni.

Bibliografia:

  • Fondamentali:
    • - ARTE MEDIEVALE, ANNO III – 2004/2, Silvana Editore
    • - LE SANTE CROCI. DEVOZIONE ANTICA DEI BRESCIANI, Compagnia delle Sante Croci ,AAVV, 2001
    • - ROTONDE D’ITALIA: ANALISI TIPOLOGICA DELLA PIANTA CENTRALE, a cura di Valentino Volta, Jaca Book, 2008
  • Utili:
    • - A SERVIZIO DEL VANGELO. L’ETA’ ANTICA E MEDIEVALE, VOL.1, La Scuola, 2009
    • - IL TESORO DELLE SANTE CROCI NEL DUOMO VECCHIO DI BRESCIA, Compagnia delle Sante Croci, Gaetano Panazza, 2000

 

(1)Definizione da Arte nel Tempo, Glossario e Bibliografia, Bompiani, 1997

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