Brescia è ancora città ricca ed ignorante?

Brescia è ancora città ricca ed ignorante?

Percorr(s)i verso Expo 2015

Venerdì 14 marzo 2014 ore 18

Sandra Morelli – Associazione “Arnaldo da Brescia”

Grazie al Forum del III settore di Brescia ed agli organizzatori per questa opportunità.

Vorrei iniziare con una provocazione. Ovvero: Brescia è ancora città ricca ed ignorante, come aveva detto Romano Prodi una ventina di anni or sono?

E ancora: a Brescia ci si nutre di cultura, per riprendere il tema di oggi?

Rispondere significa da un lato comprendere il cammino sinora percorso e, quindi provare a capire se e cosa Brescia può offrire oggi: ai bresciani, ai turisti, ai visitatori dell’Expo.

Io credo che, intanto, la città abbia superato ogni complesso di inferiorità che la caratterizzava in passato.

Non è siamo mai stati capitale, nemmeno meta obbligata del Grand Tour, e nemmeno sede di una università storica. Siamo quindi partiti da zero, da essere semmai la capitale del tondino, di bresciani definiti “poco parlanti, d’incolto costume e laboriosa tempra”, per riprendere il titolo di un recente volume sul nostro carattere.

E di strada ne è stata fatta, dal recupero monumentale alle grandi mostre e per altre tappe che tutti conosciamo.

Lo dico perché l’atteggiamento psicologico è importante per guardare al presente ed alla nostra offerta di cultura con maggiore consapevolezza nei nostri mezzi.

In poche parole a Brescia la cultura è oggi un valore aggiunto, non legato alla propria vicenda passata ma di formazione, almeno nella fruizione culturale a livello turistico e di crescita.

Si sono create dunque le basi materiali per generare questa capacità, sostenendo la cultura, in tutte le sue forme, con una apposita politica per la cultura.

In pochi anni, e permettetemi di dire con una battuta di rallentamento degli ultimi anni, si è avviata una stagione che, nella promozione della cultura, ha inteso innanzitutto valorizzare i luoghi del sapere.

Mi riferisco, al recupero con nuovi criteri espositivi del Museo del Risorgimento in Castello; alla nuova, moderna Biblioteca Civica Queriniana, alla nuova sede del Museo nazionale della fotografia, in attesa della rinnovata Pinacoteca Tosio Martinengo – non cito lo straordinario Museo di santa Giulia, cui in anni recenti sono state aggiunte le bellissime Domus dell’Ortaglia ed il Viridarium. Perché lo considero una presenza acquisita e viva.

La città si è pure dotata del Museo della Mille Miglia, nella prestigiosa sede del Monastero di S. Eufemia, mentre speriamo si sblocchi l’innovativo progetto del Musil, il Museo dell’industria e del lavoro “E. Battisti” che racconterà della Brescia contemporanea.

Luoghi in cui “fare” cultura dipende anche dai fermenti cittadini, dalla operosità di gruppi, fondazioni ed associazioni, ora che, per noti problemi di carenza di risorse finanziarie, l’Amministrazione municipale fa fatica a sostenere nella realizzazione di progetti specifici, di mostre ed attività editoriali.

Accanto ai luoghi che ora ci sono e sono aperti, visitabili e fruibili insieme ad altri spazi, io ho però nostalgia, anche delle migliaia di presenze da fuori città, non delle grandi mostre, ma dei grandi eventi che hanno garantito lavoro ai pubblici esercizi, svago intelligente, innovazione di richiamo.

Mi riferisco, per esempio , al “Festival internazionale del Circo” al “Più Festival” alla rassegna “Estate in città”, ai “Pomeriggi in San Barnaba” che sono fortunatamente ripresi. Eventi cui si aggiungono le sopravvissute “Dieci giornate” musicali, che intrecciano nel loro ricchissimo programma luoghi e passioni che Brescia ha imparato a conoscere ed amare.

Insomma, qualcosa si è fatto e si fa.

L’esperienza dell’Associazione Arnaldo da Brescia si è positivamente inserita in questo contesto, organizzando numerosi itinerari con visite guidate a Brescia e provincia, proponendo presentazioni di volumi , ricerche di ambito bresciano, conversazioni culturali, creando prodotti tipici con proprio marchio ed altro ancora.

Ma non intendo ripercorrere quanto fatto. Piuttosto, sempre derivando quanto sto dicendo dall’esperienza associativa, suggerire umilmente alcuni punti che mi pare possano aiutarci ad avviare nuovi percorsi culturali, anche in vista di Expo.

Innanzitutto il prendere atto dell'esistenza di una straordinaria vitalità, di una pulviscolare presenza di gruppi, associazioni, centri di interesse e sperimentazione, realtà informali, del fatto che certamente a Brescia la società locale è in grado di autopromuoversi, di autorganizzarsi, di esprimere innovazione culturale, di vivere esperienze, di proporre nuovi orizzonti.

Un fermento, una determinazione ed una capacità che non vanno compressi nè condizionati, ma promossi ed accompagnati in una sorta di operazione di sviluppo e coordinamento per evitare sovrapposizioni. Sembra sottolineatura banale, ma non succede mai così.

Sono questi gruppi ed associazioni che sanno compiere scelte che possono offrire inedite possibilità ai nostri concittadini, moltiplicare i pubblici che vivono l'esperienza della partecipazione alla vita culturale, animando realtà le più disparate.

Sono, siamo gruppi che chiedono una definita e condivisa politica per la cultura, in grado di favorire l’accrescimento di capacità diffuse sul territorio, di generare idee, eventi stimolanti e creativi per produzioni innovative non solo in ambito culturale.

Una politica per la cultura che dobbiamo essere in grado, cooperando unitariamente e con le istituzioni, di raccordare con l’economia, con gli sponsor.

Io credo che la cultura esige rigore, selezione delle informazioni, dei temi e degli argomenti, affinamento degli strumenti critici, ma deve essere, per sua vocazione, democratica e dunque aprirsi alla partecipazione di tutti.

Un equilibrio non facile, ma a cui tendere sempre. Per questo, e non vuole essere la solita richiesta di aiuto, ma la chiamata in causa di una compartecipazione, per il Comune o la Provincia ciò io credo debba significare almeno un rapporto col territorio si traduce nella messa a disposizione di strutture, di ambienti, di servizi logistici, mediante investimenti che garantiscono il sostegno ad una presenza diffusa ed in crescita.

Un altro ambito cui dobbiamo e possiamo tendere è certamente l’idea di poter proporre eventi, itinerari, proposte culturali dalrespiro internazionale.

Immagino che il rappresentante del Museo di Gavardo ci ricorderà l’inserimento dei siti palafitticoli come riconosciuti dall’Unesco e, del resto anche Brescia è sito longobardo entro l’Unesco. Sono curiosa di capire come a Gavardo ci si stia attrezzando, perché per la città sinceramente non so quel che accade e quali vantaggi abbiamo ricevuto o riceveremo.

A parte le polemiche, io credo che chi verrà per l’Expo dal Giappone o dagli States o da cento altri stati, si documenterà su questi siti e vorrà visitarli, capirli, sorprendersi.

Siamo pronti?

Ancora, se mi pongo nell’ottica del visitatore almeno europeo, oltre al lago di Garda, a Sirmione o Limone, sentirò il bisogno di almeno due tipi di turismi, come sempre intrecciati: lo storico-culturale e l’enogastronomico con annesso relax.

E allora mi vengono in mente – per la cucina e la ricettività non serve spiegare nulla, nel buono e nel cattivo – alcune idee che vanno riordinate e sfruttate (da noi gruppi ed associazioni, naturalmente).

Ne faccio solo l’elenco sommario, ricordando che debbono riferirsi a temi di rilievo non locale (e non solo italiano); e che partano dalla città, dai suoi luoghi della cultura che ho ricordato prima, dove magari contenere alcune iniziative a prima vista dissonanti, e colorarci non davanti, ma “dentro” le bellezze monumentali come punto di contatto iniziale:

  • il centenario della Grande guerra sui luoghi e nei musei che la raccontano, da Temù all’Adamello al percorso camuno di Gadda ecc.

  • i luoghi della Rsi e del soggiorno di Mussolini sul Garda – magari da raccordare con l’avvio del turismo tedesco e delle sue ville ed hotel

  • l’archeologia industriale, i suoi siti e le sue storie e monumenti di varia taglia e natura, per la Brescia del ferro dalla lunga storia di magli e fucine e mulini

  • percorsi del gusto, passeggiate letterarie,teatralizzate e gastronomiche intrecciate ed originali nella forma e nelle idee di base

  • il contemporaneo; luoghi, arte, culture urbane, cucina in una piccola/grande città che non dimentica la tradizione ma sperimenta il futuro

 

Queste sono idee da affinare.

O se volete, anche solo scintilla per dire che occorre inventiva, immaginazione, capacità organizzative, cooperazione, sostegno.

L’Expo è domattina.

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